Coumboscuro, terro de roumiage
Quando un club fotografico, invece di andare in giro ad acchiappar farfalle, magari variopinte, pensa a darsi degli scopi e quindi dei temi concreti e innervati di cultura, sta certamente camminando con intelligenza.
Sapevo già, da precedenti saggi, che i fotografi del Fotoclub Neyrone avevano appunto imboccato questa strada e ne avevo visto immagini eccellenti — quelle su Neive, per esempio — e, per giunta, sotto l'anonimato dei singoli operatori, ciò che basta da solo a dire la serietà dell'assunto.
La raccolta attuale, dedicata alle ultime frange provenzali di alcune valli cuneesi, ce ne offre un nuovo, eccellente esempio. Il concetto di stirpe non è, evidentemente, caduto in non cale da quelle parti, com'è, più o meno, nel carattere delle minoranze etniche e linguistiche; ma quelle in discorso sono diventate tanto povere d'individui da far scendere su di esse un velo di nostalgie ricche di intensa poesia. E' ciò che ci fa vedere e capire, con intelligenza di ambienti, di ritratti, di gesti, la missione fotografica del Fotoclub Neyrone che, partendo da un aggancio appunto poetico, rappresentato da un solido componimento in puro idioma provenzale, si è insediata in Sancto Lucìo de Coumboscuro, in Val Grana, andandone a scoprire natura e umanità, che in qualche caso si riduce ad un paio di uomini viventi in una sorta di cattività volontaria, severa.
Le immagini si susseguono passando dal teatro naturale a quello umano, visto all'interno delle case e delle famiglie e, all'esterno, nelle feste animate da un'esplosione d'anima che fa totalmente perno su un'etnia a cavallo di due nazioni sorelle e dove i costumi spandono intorno un fascino che si tocca con mano. Dentro quest'atmosfera si è calato, mediante uno splendido bianco e nero, il gioco fotografico pieno di risorse e di espressività, non senza aver colto in tutto il loro quadrato vigore di documento storico e umano, e con piglio ritrattistico degno della migliore tradizione e indagine psicologica, una nutrita serie di figure maschili, femminili, puerili, fino a chiudere l'arco reportagistico con un paio di scatenate courente che mi sono rimaste ben nette e vive negli occhi
Rinaldo Prieri





















